recensione -
I giochi a turni sono ormai diventati più rari delle mosche bianche (un po’ come le avventure grafiche, forse anche peggio), ma ogni tanto qualche software house decide di riportare alla luce un gameplay che ha fatto la felicità di molti videogiocatori. Questo è proprio il caso di Blood Bowl, un titolo che ci ripropone in digitale le battaglie disputate sino a oggi grazie all’omonimo gioco da tavolo.
Data: 20-10-2009 Recensione di Giovanni Torcasso
Indice dei contenuti
- Siete pronti a menare le mani?
- Giochi a turni, questi sconosciuti
Blood Bowl è una fedele riproposizione in forma digitale dell’omonimo gioco da tavolo, edito dalla Game Workshop, dove è possibile dar vita, grazie a qualche regola e a qualche tiro di dado, a una partita di football americano condito con un pizzico di ambientazione fantasy in stile Warhammer. Attenzione, però, stiamo parlando di uno strategico a turni, ovvero di una tipologia ormai caduta in disuso e che molti giocatori vedono con cattivo occhio. Per questo motivo alla Cyanide Studio hanno anche inserito una modalità in tempo reale, che però distrugge (nel vero senso della parola) il fascino che questo titolo esercita sul giocatore. Questo è il motivo per il quale, in questa sede di recensione, tratteremo Blood Bowl solo ed esclusivamente come uno strategico a turni.
Esattamente come se stessimo divertendoci con le miniature, abbiamo la possibilità di scegliere quale razza utilizzare tra le diverse disponibili per la nostra squadra (nani, umani, orchi, skaven, lizardman, goblin ed elfi silvestri). La scelta non è ovviamente solo estetica, ma anche tattica. Ognuna di queste fazioni, infatti, possiede delle peculiarità che, durante una partita, possono far pendere l’ago della bilancia in nostro favore (o viceversa). I nani, ad esempio, sono molto coriacei e abili placcatori (Gimli avrebbe modo di aggiungere: “e temutissimi nelle brevi distanze!”), ma estremamente lenti. Gli skaven, come gli elfi, sono invece agili e veloci, ma di costituzione debole. Gli umani, da questo punto di vista, sono sicuramente i più bilanciati, ma sono anche la razza meno pittoresca di tutto il gioco. Oltre a questi attributi comuni a tutti i giocatori appartenenti a una fazione, ne esistono quattro che possono essere aumentati singolarmente e che variano a seconda del ruolo in campo: agilità, forza, movimento e armatura. Tutti questi valori servono per calcolare l’esito degli scontri (e per scontri intendiamo vere e proprie risse, come vedremo più avanti) e possono essere variati ottenendo esperienza durante le partite (e di conseguenza avanzando di livello).
La regola per vincere è una sola: portare incolumi la palla attraverso la metà campo avversaria per mettere a segno un touchdown (ovvero portarla al di là della linea di fondo campo). Incolumi non è un aggettivo casuale, ma voluto. A differenza di quanto avviene nelle partite reali, ogni stratagemma atto a rubare palla all’avversario è ben accetto (quindi le maniere forti sono consigliate). Tutto ciò si tramuta in una miriade di opzioni per il giocatore che deve così districarsi tra le varie azioni da assegnare a ogni singola unità insieme ad altre particolarità, come l’utilizzo di curatori su uno o più giocatori feriti, l’utilizzo delle cheerleader per aumentare il fattore fan (più è alto, più gli spettatori vi aiuteranno colpendo i giocatori avversari con oggetti contundenti ) e, perché no, la corruzione dell’arbitro. Lo scopo del gioco, ovviamente, non è quello di vincere una battaglia, ma la guerra, ovvero scalare la classifica del campionato, in modo da acquisire via via sempre più prestigio, ottenendo così sponsor migliori (quindi soldi per finanziare i costi di gestione) e una squadra sempre più letale.
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