recensione -
Dopo più di un anno dalla versione console, ecco arrivare su PC Burnout Paradise: The Ultimate Box, versione aggiornata dell'originale Burnout Paradise. Se attendevate un arcade di guida che vi regalasse tanta adrenalina, tanto spettacolo, tanta velocità, tanti incidenti e, soprattutto, tanto spensierato divertimento... la vostra ricerca è finalmente giunta al termine
Data: 23-02-2009 Recensione di Giovanni Torcasso
Indice dei contenuti
- Il porting di qualità
- Alla massima velocità
- Patenti di guida, queste sconosciute
- Alla ricerca di uno sfasciacarrozze
- Una fantastica sensazione di velocità
Con il sorpasso delle console sui PC, visti come strumenti puramente videoludici, le software house hanno iniziato a sviluppare giochi principalmente per Xbox 360 e PlayStation 3, trascurando quello che un tempo era il mercato di punta dell'intrattenimento digitale. I motivi che hanno portato a questa scelta (facile pirateria del mercato PC, hardware costoso, etc.) esulano dallo scopo di questo articolo e pertanto non ci soffermeremo ad analizzarli, ma nonostante ciò siamo finalmente entusiasti di annunciare uno dei porting meglio realizzati degli ultimi tempi. Era il lontano gennaio 2008, infatti, quando uscì per console Burnout Paradise, il quinto episodio della serie Burnout e ora, a più di un anno di distanza, ecco che Electronic Arts sforna questo "The Ultimate Box", ovvero la versione base più tutti gli aggiornamenti usciti fino a oggi per console.
Ciò che rende degno di menzione questo titolo, però, non è il pacchettino all in one con cui ci viene propinato, ma la realizzazione tecnica dello stesso: bastano pochi minuti di gioco per pensare (erroneamente) che questo Burnout sia nato e cresciuto su PC. La configurazione minima richiesta, infatti, non è niente di eccezionale e su computer anche di non ultimissima generazione le prestazioni sono da urlo. Grafica accattivante, modelli delle auto perfettamente realizzati, fisica studiata alla perfezione, sensazione di velocità meravigliosamente trasmessa e, soprattutto, frame rate sempre costante, in ogni situazione. È con queste premesse che non ci resta altro da fare che analizzare ancora più nel dettaglio uno degli arcade più... arcade che ci siano.
Indice dei contenuti
- Il porting di qualità
- Alla massima velocità
- Patenti di guida, queste sconosciute
- Alla ricerca di uno sfasciacarrozze
- Una fantastica sensazione di velocità
Come ho scritto in sede di recensione la facilità con la quale ci si può perdere in Paradise City è sicuramente un difetto, ma la mancanza di circuiti prestabiliti non mi pare un porblema... Alla fine è come se giocassimo a GTA, solo che nel prodotto Rockstar non mi è mai capitato di sbagliare completamente strada, mentre qui praticamente sempre.
il problema appunto è che si sarebbe potuto sfruttare tutto 'sto 'ben di Dio' anche per fare delle corse pure e semplici, senza starsi tutte le volte a menarsele in cerca della strada giusta da seguire.
non tutti sono disposti ad aspettare settimane prima di impararsi le strade e magari non perdersi più. un arcade di sto genere dovrebbe essere immediato....e non un libro da studiare.
dopo il point of impact (giocato) il takedown (giocato alla nausea) ed il bellissimo revenge (spolpato fino all'osso ed anche oltre), rimane cmque un ottimo capitolo, ma troppo free-roaming. peccato.
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