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Resident Evil 4
 
 

Dopo anni di gestazione arriva il quarto episodio della saga. Mikami aveva promesso notevoli stravolgimenti, ma a quanto pare ha fatto molto di più creando uno dei migliori giochi degli ultimi anni

Data: 18-03-2005 Recensione di Andrea Dresseno

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Qui non si tratta di gusti o di opinioni: Resident Evil 4 è un capolavoro. Non apprezzare il nuovo gioco Capcom sarebbe incomprensibile, decisamente criticabile, addirittura blasfemo. Perché tanto ben di Dio ha il diritto di brillare in mezzo a tanta mediocrità.
Smettiamola di criticare Mikami accusandolo di avere trasformato troppo la serie, snaturandola. Resident Evil 0 puzzava di vecchio, Resident Evil 4 si erge a miglior esperienza videoludica su console degli ultimi cinque anni.
Il survival horror per eccellenza, perché sempre di sopravvivenza si tratta: che sia quella ragionata e ansiogena dei primi episodi, in cui ogni munizione doveva essere centellinata all’interno di ambientazioni rigorosamente claustrofobiche, o quella più frenetica e “malata” di Resident Evil 4, dove ci si trova a fronteggiare orde di nemici pronti ad essere abbattuti a suon di fucilate.
Ci sono giochi capaci di settare i canoni e modificare la percezione dei videogiocatori. Ripenso a Soul Calibur che nel 1999, sul defunto Dreamcast, ridefinì quel che tecnicamente dovevamo aspettarci dai picchiaduro futuri. E’ ora il turno di Resident Evil 4, che in un colpo solo ci regala l’esperienza di gioco più appagante, più stimolante, più esteticamente sopraffina degli ultimi anni.Non è esagerato: ogni videogiocatore, dopo Resident Evil 4, matura.
Ma ora facciamo un passo indietro, anzi, sei.

Un bel piano americano di Leon

Faccia amichevole eh?

RESIDENT EVIL, QUESTO SCONOSCIUTO…
La saga di Resident Evil sta invecchiando: il primo episodio uscì su PlayStation nel 1996 e da lì proliferarono seguiti e spin-off. La fonte di ispirazione fu Alone in the Dark, famosissima serie nata su PC (convertita anche su console con scarsi risultati) ispirata al genio di Lovecraft. Fu proprio Resident Evil a rilanciare il genere, coniando l’appellativo di survival horror : nel gioco Capcom la tensione era palpabile, l’interno della villa fonte di angoscia continua, le munizioni e i kit medici scarsi, contati al millesimo. Lo scopo era decisamente quello di sopravvivere. Una formula che ebbe molta fortuna, tanto che ben presto ne uscì un secondo episodio e poi un terzo, sempre su PlayStation. Il primo episodio fu anche convertito su Saturn, ma chissà quanti se lo ricordano…

Poi venne il Dreamcast, e con lui Code: Veronica, la tanto attesa ventata di aria fresca dopo che il terzo episodio iniziava a mostrare segni di stanchezza. E in effetti fu una ventata di aria fresca, e il gioco si meritò recensioni positive, anche se c’è da dire che la formula non venne poi così stravolta: le ambientazioni erano finalmente poligonali, ma le meccaniche di gioco sostanzialmente immutate. Fortunatamente l’isola in cui si ambientava il gioco portava qualche novità rispetto alla solita Raccoon City. Poi il silenzio, qualche conversione, ma sostanzialmente silenzio.
Finché non uscì il GameCube, e poco più tardi il tanto atteso remake del primissimo episodio, quel Rebirth che aggiornò un classico rendendolo esteticamente un piccolo gioiello di paura, di luci e di ombre, con qualche aggiunta gradita. Poi venne Resident Evil 0, prequel del primo episodio, che raccontava l’antefatto di tutta la saga e la genesi dell’Umbrella. Interessante l’idea dei due protagonisti “switchabili”, ma anche il fan più accanito deve ammettere che la sostanza era in fondo sempre quella.
Ora qualcosa è cambiato. E io, in quanto fan, aggiungo: era ora.

Infatti...

Sguardo da duro

4: IL NUOVO NUMERO PERFETTO
L’attesa di Resident Evil 4 non è stata spasmodica. Basta fare un giro in forum o newsgroup per accorgersene. Probabilmente nessuno si attendeva un gioco di tale qualità. Non appena il gioco è uscito l’attesa mancata si è trasformata in eccitazione ed entusiasmo. Mikami ha creato un capolavoro capace di rinnovare finalmente in maniera sostanziale la serie nonché un genere. Un risultato degno di nota, ma a quanto pare anche di critiche.
Molti fan si sono sentiti traditi. Alcuni hanno lamentato la presunta “commercializzazione” della serie, altri hanno parlato di “snaturamento”.
Non sono lamentele immotivate, resta da vedere se siano giustificate. Mikami ha certamente stravolto la serie, ma il risultato è eccezionale. RE4 presenta quasi un’influenza “romeriana” nel metterci di fronte non più a pochi zombie ma letteralmente ad orde di pazzi contadini in un piccolo villaggio spagnolo. Nemici dotati di un’intelligenza così evoluta da permettersi di entrare dalle finestre, salire sui tetti, alzare scale per raggiungerci, assalirci in branco, evitare i colpi inclinandosi improvvisamente, di chiamarsi tra loro, di inveire verso di noi, di accerchiarci…serve altro? Rinchiusi dentro una casa accerchiata da 30-40 nemici la reazione non è più di ansia, è di terrore, e la risposta non può che essere una: sparare, sparare all’impazzata. Se la componente molto arcade di RE4 ha fatto parlare di gioco commerciale, ben venga il gioco commerciale. L’atmosfera è sì cambiata: prima l’ansia era perenne, ora non più. Ora ci sono momenti di terrore, alternati a fasi di esplorazione. Se l’approccio della serie fino a questo episodio era sottilmente psicologico, RE4 stimola il nostro lato istintivo, animalesco, distruttivo. Ci sono poche altre reazioni possibili di fronte a venti contadini impazziti che corrono verso di noi. Mi spingo oltre azzardando un’ipotesi: le reazioni emotive suscitate da RE4 vanno oltre la dimensione ludica. Se l’ansia e il terrore, in un survival horror, nascono dall’immedesimazione nell’universo funzionale del gioco, Resident Evil 4 ci riporta spesso, per la sua carica di rottura rispetto al passato, alla realtà, fuori dalla finzione. Così ci si trova a rimanere a bocca aperta di fronte ai lampi che illuminano un villaggio abbandonato, non come protagonisti della vicenda ma come videogiocatori. Questi “strappi” causano sorpresa, appagamento estetico, ma interrompono l’ansia, la claustrofobia, l’angoscia. La bellezza, la tecnica eccelsa di Resident Evil 4 vanno paraddosalmente a lederne l’atmosfera. Nulla di grave, di fronte a tanta meraviglia.

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