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Quando i giapponesi attaccarono Pearl Harbor commisero diversi errori. Uno di questi fu spingere gli americani a scagliarsi contro i vascelli del Sole Nascente con tutto quello che era in grado di tenere il mare, nello sforzo di frenare la loro espansione militare. Non risparmiarono nulla, mandando i sommergibili e i loro equipaggi nel cuore dello spazio controllato dalla potente marina militare giapponese per affondare tutto quello che potevano. Questa è la storia di uno di quei sommergibili, questa potrebbe essere anche la vostra storia... a bordo!
Data: 13-04-2007 Recensione di Luca Mannurita
Con la brusca entrata in guerra del Giappone nel 1941 a Pearl Harbor, gli Stati Uniti si sono improvvisamente trovati quasi senza flotta nell'importante teatro bellico del Pacifico. Solo per un caso infatti i cacciabombardieri giapponesi non trovarono anche le portaerei americane ormeggiate nel porto dell'isola. I comandanti dei sommergibili americani si trovarono addosso di colpo una schiacciante responsabilità: col comando navale americano afflitto dagli immaginabili problemi del dopo Pearl Harbor, dovettero tenere duro e operare in una zona ostile, compiere attacchi contro i convogli di cargo e militari spesso in solitudine, navigare continuamente minacciati dalla superiorità aerea giapponese. Spesso gli ordini erano di recarsi fin sotto le coste del Giappone in cerca delle prede migliori. Sebbene minare lo sforzo bellico del Sole Nascente fosse lo scopo principale delle operazioni, l'attacco a Pearl Harbor aveva messo gli Stati Uniti in una preoccupante condizione di inferiorità navale, per numero di scafi e per potenza di fuoco. Comandare un sottomarino significava quindi farsi carico di una parte di questo pesante fardello e Silent Hunter 4: Wolves of the Pacific offre ai videogiocatori appassionati di simulazione di rivivere quel pericoloso momento della Seconda Guerra Mondiale. Una piccola macchina del tempo da installare nel nostro computer per tornare ai tempi della guerra nel Pacifico. Potevamo tirarci indietro? Proprio no!
Silent Hunter 4: Wolves of the Pacific si presenta nel migliore dei modi: una voluminosa custodia di cartone stampato a imitare la pelle marrone di un dossier segreto contiene la custodia vera e propria del DVD, il manuale di identificazione delle sagome delle navi e una toppa di stoffa decorata col simbolo di Silent Hunter da cucire sulla nostra divisa di sommergibilista. Imperdibile chicca: la colonna sonora originale su CD confezionata a parte! In più nella custodia del DVD troviamo il manuale del gioco e due pieghevoli patinati: il più piccolo è la mappa della tastiera, il secondo è un poster che raffigura la porzione del teatro delle operazioni coperta dal gioco. Segnate su di questa le rotte dei mercantili giapponesi, i porti alleati, i campi minati, le basi aeree e la loro copertura. Sia la mappa che il manuale di riconoscimento sono presenti in formato elettronico nel gioco ovviamente, ma la soddisfazione di ingombrare il nostro già affollato tavolo con una cartina per verificare la rotta e identificare una nave sfogliando il libretto come un vero sommergibilista è davvero impagabile.
Installiamo di corsa il gioco sul nostro sistema con Windows XP, dato che il gioco non supporta Windows 2000 e ci tuffiamo nel menu di gioco. Vediamo con piacere una voce “tutorial”, seguita da altre ugualmente invitanti come quella che avvia la modalità carriera, quella che ci permette di affrontare rapidamente una situazione di combattimento, la configurazione del gioco e via dicendo. Trattandosi di una simulazione, la prima cosa che ci viene spontaneo fare è curiosare proprio nella configurazione del gioco, in particolare in quella porzione di menu destinata alla regolazione del realismo.
Con piacere troviamo subito pane per i più esperti: non solo si può decidere se barare non facendo consumare carburante o batterie al nostro sommergibile, ma si può anche attivare o disattivare a piacimento la ricarica realistica dei tubi di lancio dei siluri e soprattutto il puntamento manuale. Dal momento che è da molto tempo che non mettiamo piede su un sommergibile e che non siamo così bravi, lasciamo perdere il puntamento manuale. Così basta inquadrare il bersaglio col periscopio, premere un tasto per sapere se la soluzione di lancio è buona e manovrare di conseguenza se non lo è. Nel caso tutto vada bene è sufficiente lanciare il siluro per avere buone possibilità che questo colpisca il bersaglio.
Tocca ora al tutorial, il modo migliore per imparare in fretta cosa Silent Hunter 4: Wolves of the Pacific può fare sul campo di battaglia. Cominciamo per gradi e affrontiamo la prima lezione: la navigazione. Si comincia dal ponte di comando: i marinai sono ai loro posti, le macchine sono ferme... e non succede nulla. Nessun istruttore ci guida, nessuna voce incorporea ci illustra come impartire gli ordini tramite l'interfaccia di comando. Sfogliamo il manuale cartaceo, indugiamo col puntatore sull'interfaccia per far apparire i tooltip e ricavare la procedura e alla fine terminiamo il tutorial che consiste esclusivamente in una prova di navigazione. Perplessi affrontiamo tutte le missioni del tutorial seguenti fino all'ultima che prevede un combattimento contro degli avversari che appaiono come parzialmente narcotizzati... Non una spiegazione riguardo l'uso della strumentazione di bordo né riguardo le capacità del sommergibile. Tutto demandato al manuale cartaceo che si rivela presto gravemente lacunoso. Ci troviamo così ad aver terminato il tutorial senza avere una chiara idea su come usare il sonar e il radar... quest'ultimo non siamo riusciti nemmeno ad accenderlo. Passiamo quindi a una missione singola: si parte già in alto mare a poca distanza dal nemico. Bisogna dare gli ordini in fretta, improvvisiamo. Ignorando molte delle cose indispensabili, finisce che l'agguerrita intelligenza artificiale affonda il nostro povero sommergibile con poche bombe di profondità.







