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Si va verso il divieto in tutta Europa dei videogiochi violenti
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

I videogiochi violenti potrebbero essere messi al bando dall'intera Unione Europea, scopriamo come e perché

Data: 17-01-2007 a cura di Piersandro Guerrera

La Germania da alcuni mesi ha attivato un sistema di censura totale per i videogiochi ritenuti eccessivamente violenti da un'autority che vigila sul mondo dell'intrattenimento per ragazzi. Fino a oggi a farne le spese sono stati tre videogiochi per Xbox 360, due dei quali già in distribuzione, ovvero Dead Rising e Gears of War a cui si aggiungerà l'imminente Crackdown.
Dall'inizio del 2007 è iniziato il semestre di presidenza dell'Unione Europea da parte della Germania e, senza perdere tempo, è già stata mobilitata la Commissione Europea per attivare un controllo maggiore sulla violenza nel mondo dei videogiochi. Il pericolo a cui l'industria dell'intrattenimento videoludico può andare incontro è una situazione analoga a quanto la stessa Germania sta attualmente facendo nei propri confini, ovvero applcare una legge a livello europeo per il divieto di distribuzione e vendita dei videogiochi eccessivamente violenti.
A sostenere la Germania sul problema della violenza nel mondo dei videogiochi è il nostro Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione Europea, che ritiene esistente un "collegamento tra la violenza nelle nuove generazione e la diffusione di videogiochi violenti". Frattini ha anche dichiarato che la "protezione dei bambini non può avere confini", lasciando intendere che potrebbe estendersi al resto d'europa una misura censoria nei confronti dei videogiochi violenti in tutti i paesi dell'Unione.
La Germania ha iniziato questa campagna contro i videogiochi violenti circa un anno fa quando un ragazzo di 18 anni, Sebastian Bosse, ha iniziato a sparare in una scuola della cittadina di Emsdetten, ferendo 37 persone prima di uccidersi. Il ragazzo passava molte ore a giocare al videogioco Counter-Strike.
Se dovesse essere approvata una legge censoria nei confronti dei videogiochi violenti la maggior parte dei titoli che il PEGI certifica come 16+ o 18+ potrebbero non vedere più la luce all'interno dei confini dell'Unione, portando in crisi sia i videogiocatori che la stessa industria che perderebbe una fetta importante di mercato. Verrebbero anche a sparire sache importanti del mondo dei videogiochi o le trasposizioni di serie cinematografiche di successo nelle versioni interattive, come Star Trek, Il Signore degli Anelli, Scarface e tanti altri.
L'AESVI (Associazione Editori Software Videoludico Italiana) da divese settimane si sta impegnando di "educare" i nostri politici al sistema di certificazione PEGI che indica chiaramente sulla confezione del gioco l'eventuale presenza di contenuti non adatti ai minori e l'età consigliata. Speriamo ne prendano atto anche alla Commissione Europea.

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