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PlayStation Portable: nata (non solo) per giocare
 
 
 
 
 
 

Una console portatile pensata per essere un oggetto multimediale, ma che eccelle quando i protagonisti sono i videogiochi

Data: 01-09-2005 Speciale di Alfredo Barbagallo e Alfredo Distefano

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Film, musica, videogiochi: dalla presentazione dell'E3 2003, in cui veniva definito il Walkman del ventunesimo secolo, fino al momento tanto atteso del lancio, la direzione intrapresa dal primo portatile di casa Sony è stata chiara, seguendo senza troppe concessioni quell'idea di convergenza di cui Ken Kutaragi (padre di quello che possiamo definire il fenomeno PlayStation) è da sempre sostenitore.
Al contrario del fallimentare esperimento portato avanti da Sony Corp. con PSX (la console desktop integrata mai arrivata in Europa), PSP (acronimo di PlayStation Portable) sembra però essere nata sotto i migliori auspici, introducendo alcune innovazioni tecniche che oggi come dieci anni fa erano estranee al mondo videoludico.
Linee sinuose chiuse in un elegante chassis cromato in nero danno il benvenuto a quella che sembra a prima vista l'ultima diavoleria di Star Wars, più che una console portatile tradizionale, con l'imponente schermo LCD da 4,3 pollici di diametro che attende di trasportare il giocatore avanti nel tempo.

La console vista di fronte da spenta...

... e accesa con l'interfaccia di gestione

Accesa la console si inizia a navigare nella XMB (Cross Media Bar), già presente in PSX e riproposta anche in versione portatile. Scorrendo i menù ci si trova di fronte però ad alcune possibilità precluse alle console precedenti. Oltre a fornire le tanto pubblicizzate funzionalità multimediali, infatti, come quelle di guardare film su UMD o di ascoltare MP3 su Memory Stick, Sony si è inventata la possibilità di scambiare elementi anche tra giochi diversi, connettendo due console in WiFi: è il cosiddetto Game Sharing, funzionalità supportata ad esempio fra tre giochi tanto diversi tra loro come Wipeout Pure, Medievil Resurrection e Fired Up.
L'uso combinato del protocollo WiFi Infrastructure con le possibilità delle Memory Stick consentirà anche il gioco online su console portatile. D'altra parte, anche una semplice connessione USB con il proprio PC consente in alcuni titoli, come ad esempio in Wipeout Pure, di scaricare dalla rete elementi aggiuntivi, che aumentano sensibilmente la longevità del gioco.

Un particolare dello stick analogico

Il retro della console

Il gran numero di funzionalità "extra" permesse dal gioiello Sony diventano però ben poca cosa quando a prendere la scena, o meglio lo schermo, sono i veri protagonisti: i videogiochi. Titoli come Wipeout Pure e Ridge Racer, a dispetto del breve periodo di sviluppo, portano infatti in visibilio occhi mai abbastanza sazi. Presentata dalla stessa Sony come una PlayStation con qualcosa in più, PSP va al dì sopra di ogni rosea aspettativa, dimostrando subito di poter competere con macchine come il Dreamcast e pagando, rispetto alla sorella maggiore PlayStation 2, un gap tecnico davvero esiguo. L'ottimo lavoro svolto dai tecnici della casa giapponese è apprezzabile appieno per merito soprattutto dell'imponente LCD che campeggia al centro della console. Prodotto da Sharp, presenta una brillantezza pressoché sconosciuta nel mondo delle console portatili, con una resa dei colori tale da gestire senza troppi imbarazzi elementi grafici con la stessa pulizia e nitidezza di un gioco da sala.
A dispetto dei dubbi circolati nelle settimane della presentazione, le specifiche tecniche di tutto riguardo e il continuo accesso al lettore ottico non hanno compromesso in modo drammatico la durata delle batterie, che anche con giochi graficamente più massicci come Wipeout Pure permette di giocare con tranquillità per quattro ore filate. Si poteva sperare in qualcosa di più, ma quattro ore di gioco senza dover accedere a una presa di corrente possono anche bastare.

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