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GameWise - Il blog di Davide Pessach
Videogames e argomenti… delicati…
Qui mi devo muovere in punta di piedi, per non urtare la sensibilità di nessuno…
Allora, descrizione del fatto: il gioco è il nuovo titolo della Rockstar, Bully, o come è stato sdoganato in europa Canis Canem Edit.
Il fatto è: nel gioco uno degli obiettivi incoraggiati è quello di intessere trame amorose con altri personaggi del gioco. Mutuando la scala di valori tipica dell’età dei protagonisti (si parla di ragazzi del college) è ovvio che accumulare “esperienze amorose” sia visto come un obiettivo desiderabile e, quindi, utilizzato nel videogame come elemento in grado di aumentare lo “stand sociale” del protagonista.
Ecco, detto questo, e senza entrare nelle meccaniche del gioco o negli aspetti esplicitamente tecnici, passiamo alla questione che vorrei affrontare.
Il protagonista di Bully è un ragazzo e le esperienza amorose di cui ho parlato poco sopra sono indiscriminatamente vivibili sia con ragazze che con ragazzi. Se cercate, su internet troverete diversi video che ritraggono il protagonista in effusioni con altri ragazzi a riprova di quanto dico; visto poi che il gioco da noi non è ancora uscito questo è l’unico metodo per provare ciò che dico.
Vedo di essere subito chiaro per quanto riguarda la mia posizione: io sono per la libertà totale, non solo in fatto di costumi ma anche in fatto di rappresentazione degli stessi in un videogioco, ergo non solo non ho nulla in contrario, ma trovo sia un ottimo metodo (questo di includere costumi diversi da quelli comunemente diffusi) per aprire la mente delle persone e far accettare cose che non sono, diciamo, convenzionali.
Esporre le persone a una situazione nuova che potrebbe creare perplessità in alcuni è il metodo migliore per sciogliere un eventuale imbarazzo e “normalizzare” il tutto portandolo nell’alveo del comune vivere e sentire.
Non sono sicuro che il mio parere sia condiviso da molti, soprattutto qui in Italia…
Mi piacerebbe sentire la vostra, l’opinione diretta dei videogiocatori.
Il percorso dei videogiochi…
Questo week-end mi sono dedicato a Dark Messiah, il nuovo RPG della serie Might and Magic, una sorta di FPS/RPG che sfrutta un motore firmato Valve (quelli della serie Half Life) per proporci un’avventura abbastanza lineare nell’universo M&M. E per avventura lineare intendo un percorso ben prestabilito, ricco di eventi scripted, da percorrere dall’inizio alla fine facendo progredire il proprio personaggio in stile RPG.
Niente vagare senza meta, niente missioni secondarie, niente realtà credibile totalmente esplorabile; chi di voi ha giocato a Oblivion sa cosa intendo…Dark Messiah è un’avventura preconfezionata in cui tutti compiono un percorso paragonabile…in Oblivion, invece, l’esperienza di ognuno di noi può essere ben diversa da quella di qualcun altro.
E mi sto chiedendo…ma questo tipo di gioco totalmente precostituito non è forse da bollare ormai come “vecchio” e meritevole di recensioni non lusinghiere? Non siamo forse di fronte a un retaggio del passato oggi facilmente superabile?
La tecnologia ci permette di creare mondi e non più “piste”; le piste si percorrono, dall’inizio alla fine, magari diverse volte, ma sono sempre le stesse.
Poi, penso a quanto Half Life 2 mi ha divertito, a quanto bene mi ha impressionato l’Episode One e a quanto, comunque, anche questo Dark Messiah sappia divertire e mi viene il dubbio che forse non è ancora il momento di archiviare il genere.
E l’immediatezza dell’esperienza lineare? La vogliamo paragonare con il senso di smarrimento di fronte a universi giganteschi in cui non è spesso così chiaro cosa dobbiamo fare?
Un gioco, per definirsi tale, non ha bisogno forse di obiettivi precisi? Senza di essi non diventa, invece, un giocattolo?
Che ne dite?
E ora…pubblicità!
Non so se avete avuto modo di vedere le nuove pubblicità dell’imminente lancio della PS3 negli Stati Uniti; ad ogni modo le potete trovare su youtube ricercando con la frase “the wait”, ovvero il claim che la Sony sta utilizzando per identificare la sua campagna pubblicitaria per la Playsation 3.
Vi consiglio vivamente di dare loro un’occhiata e, solo dopo, dirmi cosa ne pensate.
Intanto vi butto lì qualche concetto…
1- Personalmente trovo che la pubblicità non abbia ancora inquadrato un modo corretto (bello ed efficace) per eseguire il suo compito con il prodotto “videogiochi”. Nessuna delle recenti campagne mi ha colpito per creatività, forza, suggestione o qualsiasi altra caratteristica. Far ridere e divertire il pubblico dei videogiocatori è un conto, attrarre nuove masse è un’altra cosa.
2- La campagna della PS3 a un mese dal lancio ha alcuni compiti fondamentali: creare aspettativa, smussare i malumori, riempire il vuoto mediatico di una line-up oggettivamente non molto interessante e, infine, convincere gli indecisi e gli ultimi americani (e giapponesi) inclini a comprarsi una 360 invece che una PS3.
3- Cosa dovrebbe comunicare principalmente, secondo voi, una campagna pubblicitaria di una nuova console?
4- Vi sembrano in linea queste pubblicità con l’immagine di Sony?
Bene, detto questo, specifico che si tratta di semplici spunti; non volevo fare un monologo (la pubblicità non è il mio campo) bensì un dialogo con tutti voi.
Fatemi sapere cosa ne pensate!
Il nuovo nome dei videogiochi…
Rispondo ai commenti del post precedente con un nuovo post; credo si tratti di un argomento importante e interessante.
Non sono d’accordo con nessuno di voi.
Ho iniziato a giocare con le prime console Atari e Intellivision; pixel colorati ammassati in forme solo vagamente evocative, qualche “beep”, storie dimenticabili, poche opzioni e un gameplay che non poteva intrattenere per molto prima di diventare noioso. Quelli li chiamavamo “videogiochi”.
Stasera vado a casa e ho in programma di provare il nuovo Splinter Cell, magari dopo una partitina a Oblivion e una a Test Drive Unlimited.
Siamo d’accordo che noi videogiocatori cerchiamo sempre di divertirci di fronte a una televisione e un apparecchio elettronico…ma tolte queste similitudini “materiali” cosa hanno in comune Space Invaders e Splinter Cell? O Pit Stop e Test Drive Unlimited…
Cosa hanno in comune gli adventure testuali con i mondi di World of Warcraft?
Guarda caso l’audience si è allargato da quei tempi e oggi il 70% dei giocatori ha più di ventitre anni.
La mia opinione: i videogiochi hanno allargato in soli trent’anni di vita (circa) la loro potenza e sono diventati da semplici giochetti di riflessi e abilità con due o tre variabili da gestire a simulazioni in grado di immergerci in mondi molto credibili, ai limiti del fotorealismo.
Se pensiamo a trent’anni da oggi cosa dobbiamo aspettarci? Non saremo forse vicini a una realtà virtuale completamente immersiva? E allora vi ostinerete ancora a chiamarli “videogiochi”? Ovvero giochi che prendono corpo su un video…
Piccole grandi novità…
Mi riferisco a due elementi nuovi introdotti da Microsoft e Nintendo nelle loro nuove console.
La prima è la possibilità di “mappare” il proprio viso sulla faccia del protagonista di turno; il primo esempio in questo senso lo avremo in Rainbow Sig Las Vegas in uscita a novembre.
La seconda novità è il piccolo speaker inserito nel controller del Wii; attraverso questo speaker, nelle sessioni multiplayer locali (quindi quando si gioca in 2, 3 o 4 sulla stessa console) sarà possibile far pervenire messaggi personalizzati a ciascun giocatore. Il primo gioco a utilizzare questa “feature” sarà RedSteel, l’fps di casa Ubisoft in arrivo per il lancio della console Nintendo.
Inutile dire che non ci troviamo di fronte a rivoluzioni, ma a semplici novità, nuove idee che “emergono”, ricordatevi bene questa parola perchè la useremo spesso in futuro, da nuove applicazioni al settore dei videogiochi di tecnologie già in uso.
Personalmente sono felice di queste piccole innovazioni. Al di là di sfornare nuove macchine ogni tre/cinque anni il settore dà segnali di vitalità anche in questo modo; e alla fine chi ci guadagna siamo sempre noi consumatori.
Ma la domanda, che potrebbe sembrare prematura lo ammetto, è: i videogiochi non stanno forse cambiando? Non si stanno trasformando in qualcosa di molto diverso?
Li abbiamo chiamati così quando sparavamo a sprite colorati sulla televisione con l’ausilio di un bastoncino di gomma e un pulsante…oggi il livello di sofisticazione è esponenzialmente aumentato e l’esperienza di gioco non è nemmeno lontanamente paragonabile?
Stiamo ancora parlando dello stesso “hobby”?
Il gioco perfetto…
Si discuteva con un amico della nuova demo di Battlefield 2142. Entrambi entusiasti giocatori di Battlefield 2, ci ritroviamo con due pareri opposti sulla nuova puntata del gioco firmato Dice.
Il sottoscritto: Battlefield 2 è un gioco seminale, un enorme passo avanti rispetto a Battlefield 1942, un nuovo gioco, una nuova esperienza che sa pochissimo di “seguito” e moltissimo di “punto di riferimento” per il genere degli fps tattici online.
Battlefield 2142, invece, sembra, a giudicare dalla demo, una bella espansione: grafica migliorata, scenario nuovo, nuove modalità di gioco interessanti. Ma il concetto è lo stesso, le innovazioni limitate e il sapore pesantemente derivativo del titolo precedente.
Parere dell’amico: Battlefield 2 era un gioco perfetto, perché cambiarlo o ritoccare la classica “squadra vincente” con il pericolo di rompere il giocattolo? Meglio aggiungere qualche elemento nuovo senza stravolgere: meglio sia per le tasche della EA che per il divertimento dei giocatori che rimane lo stesso. In pratica: perché cambiare il gioco perfetto?
Ma io rilancio ancora: ma questa seconda visione non è forse la descrizione di un particolare prodotto videoludico che va sotto il nome di “espansione”? E, non sono forse, le espansioni, prezzate intorno alla metà del prezzo consueto? E non è forse lecito attendersi dopo due anni di sviluppo qualcosa di diverso da una semplice espansione o da un mod di Battlefield 2?
Alla storiella del “gioco perfetto non significativamente migliorabile” non credo affatto e prova ne è che già ai tempi della sua uscita (quindi due anni fa), Battlefield 2 non ricevette soltanto valutazioni entusiastiche; qualche recensore che si teneva lontano dal reame dell’eccellenza per rimanere sul “buono” c’era…e due anni dopo è lecito pensare che le cose siano molto migliorabili…molto più che con una semplice espansione…
A voi…che ne dite?
E’ intelligente ma non si impegna…
Questa è la classica frase con cui si dipinge l’alunno dotato intellettualmente ma non altrettanto a livello di volontà e, appunto, di impegno.
Ed è una metafora che mi piace usare per un sempiterno conflitto del mondo dei videogiochi, ovvero quello tra le due simulazioni calcistiche più rinomate: Fifa e Pro Evolution Soccer (o Winning Eleven per gli appassionati di import).
Oggi la situazione è pressochè riassumibile con: Pro Evolution per gli utenti più esperti e hard core e Fifa per gli utenti più occasionali che desiderano divertimento immediato. E la situazione si è mantenuta pressochè stabile in tutte le iterazioni dei due titoli, tranne che per un progressivo avvicinamento di Fifa a una logica doppia, ovvero alla soddisfazione sia del casual gamer che dell’hard core gamer.
E Fifa ha anche continuato a migliorarsi costantemente, sia sull’aspetto del gameplay, sia sotto quello, già ottimo e superiore a Pro Evolution, della grafica e della presentazione.
Pro Evolution, invece, è rimasto a guardare, forte del suo impareggiabile gameplay e sfornando versioni praticamente identiche se non per piccole, insignificanti, modifiche. Grafica e presentazione del titolo Konami non sono MAI state migliorate in maniera decisiva.
E ieri ho scaricato la demo di Fifa 07 dal marketplace di Xbox Live e ne sono rimasto assolutamente ben impressionato; al contrario di quanto visto a Lipsia in occasione della prima uscita di Pro Evolution Soccer 06 per 360.
Fifa 07 ha migliorato ancora il suo gameplay stringendo alcuni bulloni e dando, finalmente, la netta impressione dell’assenza di percorsi precostituiti. Inoltre grafica e presentazione, come se ce ne fosse bisogno, sono state migliorate ancora portando il titolo a livelli stratosferici in queste due caratteristiche.
Il tutto mentre il titolo Konami ha fatto a tutta la stampa la stessa impressione: un semplice update ad alta risoluzione del solito gioco.
Forse questo mio intervento sembrerà a molti un reato di lesa maestà ma da quando gioco ho imparato che il videogame perfetto non esiste e i miglioramenti sono sempre possibili, in tutti i campi. Ma forse qui il gioco conta poco e sono le logiche commerciali a farla da padrone; quanto costa ritoccare un paio di animazioni e inserire l’arbitro in una nuova versione di Pro Evolution? E quanto vende a prezzo pieno questa nuova versione?
E’ intelligente ma non si impegna…però guadagna molto.
Lo scempio delle traduzioni
Porto avanti da tempo una battaglia personale, che spesso prende una piega donchisciottesca; ovvero la battaglia contro le localizzazioni forzate.
Per “localizzazioni forzate” intendo quelle situazioni in cui un gioco viene tradotto letteralmente, senza tener conto del contesto o comunque in maniera pessima. Mi riferisco a tutti gli aspetti di un gioco: il testo, il parlato, il manuale, il titolo…
Trovo che, piuttosto che allocare un budget modesto, e trovarsi quindi con una localizzazione ridicola, sia molto meglio lasciare tutto in inglese o, al limite, utilizzare i sottotitoli.
Certo mi direte: non tieni conto di chi l’inglese, semplicemente, non lo conosce, e inoltre, il parlato è spesso pesantemente accentato e “slangato” quindi difficilmente comprensibile da chi ha una mera preparazione scolastica.
Al che io rispondo: sottotitoli e ottima occasione per imparare un po’ d’inglese. Sapete che in moltissimi paesi in europa i film al cinema e in TV non vengono tradotti ma solo sottotitolati? E sapete che l’Italia è uno dei paesi meno capaci di parlare inglese? Ci sarà una connessione?
Intanto mi sono fatto due risate tristi guardando il nuovo titolo della serie Star Wars della Lucasarts; anche qui han dovuto (chissà perchè) tradurlo in italiano, e il bel “Star Wars Forces of Corruption” è diventato un tristissimo “Star Wars l’esercito dei corrotti” che mi sa tanto di un RTS ambientato nello scenario di Mani Pulite…”Guidate l’esercito di Di Pietro contro i malvagi corrruttori e collusori!”…che tristezza…

